Portale della Parrocchia
Sant'Alberto Magno
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Editoriale

Zaccheo, scendi!

Stiamo soffermandoci sui personaggi biblici sia dell’Antico che del Nuovo Testamento che saranno oggetto della nostra riflessione nella prossima Missione Biblica Diocesana che celebreremo in quaresima. Abbiamo visto le figur LEGGI TUTTO

  • 16/01/2012
    Inizio settimana di preghiera per l'unità del Cristiani (18 - 25 gennaio). 
  • 09/09/2011
    Il 14 e 15 settembre si svolgera il Consiglio Pastorale
  • 09/09/2011
    Domenica 25 settembre ore 11,00 Santa messa con inizio delle attività catechistiche 
  • 16/01/2012
    Domenica 22 gennaio dalle ore 9,30 alle 17,00 ritiro Spirituale Parrocchiale presso la Chi
  • 03/10/2011
    Si svolgera mercoledì alle ore 18,30 l'incontro con i catechisti (S. Alberto Magno)
  • 04/09/2011
    Giovedì 14 settembre e venerdì 15 settembre  è stato convocato il  Consiglio Pas

Centri di ascolto 2010-2011

CENTRI DI ASCOLTO O CENACOLI DEL VANGELO. 

Che cosa sono?

Tra le varie modalità con cui le Chiese che sono in Italia svolgono la catechesi degli adulti, una forma di catechesi abbastanza diffusa è quella che si svolge nei cosiddetti Cenacoli del Vangelo.

I Cenacoli del Vangelo sono gruppi di persone che si radunano nelle case per riscoprire il messaggio cristiano in stretto rapporto con i problemi della vita, per riscoprire la propria identità cristiana e aprirsi alla dimensione comunitaria della vita cristiana.

I Cenacoli del Vangelo hanno innanzitutto una funzione evangelizzatrice: essi intendono aiutare gli adulti ad aprirsi al senso religioso, a riaccostarsi alla parola di Dio, a riflettere e a dialogare sui problemi della vita alla luce della Parola.

Dopo un periodo di rievangelizzazione, i Cenacoli del Vangelo diventano luoghi di catechesi, cioè ambiti in cui si approfondiscono i contenuti fondamentali del messaggio cristiano in stretta aderenza al vissuto quotidiano, si promuove nei partecipanti una maggiore coerenza tra fede e vita, si risveglia e si matura il senso di appartenenza e di corresponsabilità ecclesiale e si favorisce l'impegno missionario.

/ Cenacoli del Vangelo si caratterizzano per alcune precise scelte metodologiche

*           si tengono nelle case, anziché negli ambienti parrocchiali, per poter raggiungere
il numero pi
ù alto di persone; nelle case infatti si possono avvicinare anche le persone
che non verrebbero mai in chiesa;

*           si tengono nelle case, là dove i membri di ciascuna famiglia si riuniscono,
trascorrono momenti lieti e tristi, e dove condividono concretamente i problemi della
vita quotidiana;

*           si tengono nelle case perché la parola di Dio non rimanga confinata in luoghi
«sacri», ma incroci i problemi delle persone e dell'ambiente e li illumini (cf Col 3,16);

*          si tengono nelle case per favorire un clima familiare, per avere maggior,
possibilit
à di dialogo e di confronto, per vivere un'esperienza di comunione e di
solidariet
à;

* valorizzano la dinamica di gruppo: il piccolo gruppo aiuta le persone a uscire dall'anonimato, a confrontarsi con gli altri sui problemi della vita, a mettersi in discussione, a maturare il senso di appartenenza ecclesiale;

*          valorizzano animatori laici - senza escludere animatori presbiteri e religiosi - per
promuovere la loro ministerialit
à nell'evangelizzazione e per favorire una correlazione
pi
ù forte tra il messaggio cristiano ed i problemi concrea della vita quotidiana, di cui il
laico di solito ha un'esperienza pi
ù diretta (problemi della vita di coppia e di genitori,
problemi del lavoro, problemi economici e sociali, ecc.).


2. Quale catechesi nei Cenacoli del Vangelo?

Va subito detto che i Cenacoli del Vangelo non costituiscono un'esperienza omogenea: al loro interno la catechesi si realizza con finalità, contenuti e metodi molto diversi.

In alcuni «centri» si privilegia decisamente l'attenzione al vissuto, ai problemi dei partecipanti; in questi casi il filo conduttore è costituito dai problemi delle persone. Questa scelta favorisce la partecipazione anche di persone poco credenti o poco praticanti, ma corre il rischio di una maggiore discontinuità e superficialità.

In altri «centri» invece si privilegia la Parola di Dio: in questo caso il filo conduttore è un libro della Bibbia o un tema biblico o il catechismo. In questo caso si da maggiore continuità e sistematicità alla catechesi, ma si corre il rischio di rimanere distanti dai problemi concreti della gente, di non rispondere alle loro attese contingenti, di escludere in partenza i non credenti ed i poco praticanti.

Nell'uno e nell'altro caso, nei Cenacoli del Vangelo si «ascoltano» le persone e si «ascolta» la parola di Dio:

*           si ascoltano le persone e la realtà sociale in cui esse vivono (con tutti i loro
problemi ed esigenze), con gli occhi e gli orecchi carichi del messaggio cristiano;

*           si ascolta la Bibbia e si approfondisce il messaggio cristiano con gli occhi e gli
orecchi pieni della vita in cui si è inseriti.

Questo ascolto ha una finalità precisa: l'educazione del senso religioso prima e l'educazione della mentalità di fede poi. Si ascolta la vita per interpretarla e orientarla alla luce della parola di Dio (dalla vita alla Parola); oppure si ascolta la parola di Dio, per illuminare e guidare con essa la vita (dalla Parola alla vita).

Questo modo di procedere parte dalla convinzione che la «parola di Dio» non può essere disgiunta dalla «parola dell'uomo», ma deve penetrare nell'esistenza dell'uomo fino a investirne le aspirazioni, i bisogni, le ansie, le sofferenze, le speranze. Come Dio si è fatto carne, così la sua parola deve incarnarsi nella storia per ricrearla, redimerla, santificarla, trasformarla in una storia più vera e più giusta.

Perciò l'accostamento al messaggio cristiano deve avvenire in stretto rapporto con la vita delle persone e della società; anzi «deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell'esporre il messaggio» (RdC 77).

Si tratta di un'attenzione non all'uomo in astratto, ma alle persone concrete, così come esse si presentano: segnate da quel fondo di inquietudine, di angoscia, di «scontento» che agita oggi gli spiriti e le coscienze; persone che, tuttavia, custodiscono anche in questo tempo un patrimonio di valori, di gesti di bontà, di fede, di solidarietà, di alte aspirazioni e di segreti sacrifici. Possono essere indifferenti, estranei, lontani, ostili, ma restano pur sempre gli uomini amati da Dio, per i quali Cristo ha dato la vita e ai quali la Chiesa è mandata ad annunciare il Vangelo e perciò ad essi deve farsi vicina e prossima.

La catechesi «nelle case» è un segno di presenza cristiana molto feconda non solo per i partecipanti, ma anche per l'intero caseggiato in cui si svolge. È un atto di fiducia verso la famiglia, riconosciuta come «chiesa domestica», aperta alle altre famiglie e ad altri fratelli che vogliono partecipare. In questa catechesi si valorizzano i


laici con i loro doni battesimali, si assume il linguaggio semplice e immediato della vita quotidiana, si crea un ambiente adatto alla fraternità, alla preghiera; si riscopre il gusto di parlare di Dio a partire dai problemi di tutti di giorni.

3. Perché fare catechesi nei Cenacoli del Vangelo?

Quali sono i motivi che hanno indotto molte parrocchie a valorizzare questo modello di catechesi? A fare catechismo «nelle case», anziché negli ambienti parrocchiali?

1.1 Cenacoli del Vangelo sono un luogo di evangelizzazione

II motivo di fondo, che ha portato alcune comunità a realizzare la catechesi nei Cenacoli del Vangelo, è una rinnovata presa di coscienza della propria missione evangelizzatrice. La comunità dei credenti in Cristo ha ricevuto dal suo Maestro il compito di predicare il Vangelo a tutti i popoli (cf Mt 28,19-20; Me 16,15-16). Gesù ha mostrato «compassione» per il popolo, perché lo ha visto come pecore senza pastore (cf Mt 9,35-38). Egli ci insegna che se abbiamo cento pecore e ne perdiamo una, dobbiamo lasciare le novantanove ai sicuro, per cercare quella che si è persa, fino ad incontrarla (cf Le 15,4-7).

Noi oggi, invece, stiamo contenti con una pecora e abbandoniamo le no­vantanove. È necessario prendere quest'unica e con essa cercare le novantanove, fino ad incontrarle e portarle tutte alla festa del Regno di Dio. Per questo occorre moltipllcare i luoghi di evangelizzazione. Tutti devono essere raggiunti, principalmente quelli che vivono più lontano dalla comunità cristiana.

2.1 Cenacoli del Vangelo sono un luogo di comunicazione

Alcune comunità parrocchiali hanno scelto questa modalità di evangelizzazione, perché essa consente alle persone di partecipare in modo attivo alla riscoperta del messaggio cristiano, di coniugarlo con i loro problemi, di riformularlo e di condividerlo. È documentato, infatti, che i piccoli gruppi, oltre che favorire la reciproca conoscenza, stimolano alla riflessione, maturano nel confronto, creano una coscienza più sensibile ai problemi comuni, rispondono meglio alle esigenze delle persone, creano senso di appartenenza, spirito comunitario e di servizio.

In un momento in cui la disgregazione e il soggettivismo si diffondono in maniera sempre più incisiva, i Cenacoli del Vangelo offrono la possibilità di maturare il senso di appartenenza, cioè promuovono la capacità di solidarizzare e di strutturare la vita individuale nel contesto della comunità civile ed ecclesiale. In un momento di carenza progettuale, di perdita del senso della vita e della storia, i Cenacoli del Vangelo aiutano a convergere su alcuni problemi comuni e spingono le persone ad impegnarsi insieme per la loro soluzione.


3. / Cenacoli del Vangelo sono uno strumento di comunione ecclesiale

Una terza motivazione che sostiene le comunità nel valorizzare questa forma di evangelizzazione è che essa aiuta gli adulti, che si aprono alla fede, a fare una significativa esperienza di chiesa. Oggi si sente la necessità di passare da una pastorale di massa, generica e ritmata sui sacramenti, ad una pastorale di evangelizzazione; da una pastorale individuale ad una pastorale comunitaria, che si preoccupa di costruire la Chiesa. I Cenacoli del Vangelo sono un ponte tra la persona e la comunità. Favoriscono il sano pluralismo. Sono come le «sementi» che, crescendo e maturando, arriveranno a diventare nuove «comunità ecclesiali di base, dette anche "comunità vive" che formano la parrocchia rinnovata» (Christifideles Laici, n. 26). Grazie ad esse, la parrocchia offre una testimonianza meno istituzionale e più evangelica.

Mediante i Cenacoli del Vangelo le comunità parrocchiali valorizzano i doni e la vocazione di ciascuno, offrono ai cristiani la possibilità di partecipare effettivamente alla vita della comunità e favoriscono la crescita della corresponsabilità ecclesiale e sociale.

4. Quali sono i problemi dei Cenacoli del Vangelo?

Certamente, anche i Cenacoli del Vangelo, come tutte le forme di catechesi, presentano vari problemi e difficoltà. Se ne prospettano alcuni, per individuare il modo di riso I ve rii.

1. Il primo problema che si pone alla parrocchia, che vuole organizzare i cenacoli del Vangelo, è quello di avere dei bravi animatori. L'evangelizzazione degli adulti non si può fare, se non ci sono evangelizzatori laici, capaci di coinvolgere altri adulti in un cammino di ricerca, di riflessione sui problemi di fondo della vita, di ascolto della Parola. Spesso i pochi animatori esistenti non si sentono preparati adeguatamente per animare una riflessione religiosa con adulti; temono di non saper rispondere alle molte domande e obiezioni che questi possono fare.

2. Il secondo problema da affrontare è quello di riuscire a mettere insieme un gruppo di... adulti, per «ascoltare insieme» la vita e la Parola. Dinanzi alla proposta di mettersi «in stato di evangelizzazione», gli adulti si mostrano lenti alla risposta. Nelle parrocchie sono evangelizzati i ragazzi, ma lo sono poco i giovani e ancora di meno gli adulti; questi ultimi si accontentano della Messa domenicale; non cercano altri momenti per l'ascolto della Parola. Quando si propone agli adulti di mettersi «in stato di evangelizzazione» o anche solo di aprire le case, per ospitare i cenacoli del Vangelo, molti rifiutano e si chiudono nel privato e nell'individualismo.

È soprattutto difficile coinvolgere nei Cenacoli del Vangelo i non credenti e i non praticanti, anche se questa forma di catechesi ha la finalità di portare la parola di Dio nelle case, per raggiungere quelli che in chiesa non vengono mai. Questo fatto interroga la Chiesa sulla sua effettiva capacità di annunciare il Vangelo ai non credenti. Il problema è vitale: ne va di mezzo la stessa natura della Chiesa.


I Cenacoli del Vangelo fanno fatica a decollare e a raggiungere gli «indifferenti» ed i non credenti, perché le parrocchie sono ancora troppo chiuse in se stesse ed hanno una scarsa tensione missionaria. Gli stessi consigli pastorali dimostrano scarsa attenzione ai problemi dell'ambiente. La presenza dei cristiani nel territorio è scialba e poco significativa. I Cenacoli del Vangelo potranno decollare solo se tutta la pastorale parrocchiale sarà attraversata da un soprassalto di missionarietà.

3. Nell'ambiente spesso urgono gravi problemi familiari o sociali: malati, anziani soli, giovani tossicodipendenti, persone immigrate, disoccupati ecc. Che senso ha mettersi a parlare di problemi di fede, di fronte a questi problemi? La difficoltà è reale e non si può rispondere che la Parola è efficace in se stessa, a prescindere da qualsiasi situazione. Bisogna puntare su un annuncio «incarnato» e sull'idea che, solo rinnovando la parrocchia e creando comunità permanenti nelle famiglie e nel territorio, possono nascere mature vocazioni laicali al servizio dei bisogni umani più urgenti. Ma queste vocazioni laicali non nascono se non c'è una catechesi permanente che educhi a una vita di fede adulta e alla conseguente testimonianza di carità.

4. Un altro problema è quello della perseveranza. La difficoltà di perseverare nel cammino di «ascolto» della parola di Dio nasce prima di tutto dal fatto che essa è una parola scomoda e chiede il coraggio della conversione e della coerenza con il Vangelo. In secondo luogo dipende dalla limitata disponibilità delle famiglie ospitanti; queste, dopo qualche mese, sentono «scomodo» il nuovo modo di «essere Chiesa». È necessario che le esperienze di evangelizzazione nelle famiglie incomincino a diventare «strutture stabili» di evangelizzazione e non più tentativi sporadici o riservati solo ai tempi forti.

5. Come far nascere i Cenacoli del Vangelo?

*           Esistono molte esperienze sul modo di far nascere i Cenacoli del Vangelo, ma è
bene dire subito che nessuna esperienza può essere riprodotta. Non esistono formule
magiche, schemi prefabbricati. Ci sono soltanto indicazioni, cammini, piste da seguire.

Innanzitutto è necessario che la parrocchia, che intende avvalersi di questo strumento di evangelizzazione, rifletta con il Consiglio pastorale parrocchiale sulla natura e sulle modalità di funzionamento dei Cenacoli del Vangelo, in modo che i componenti del Consiglio ne siano consapevoli e convinti e capaci di sostenere l'iniziativa.

Quindi occorre che il parroco presenti l'iniziativa dei Cenacoli del Vangelo a tut­ti i fedeli della parrocchia e ne dia le motivazioni, attraverso varie modalità di informazione: predicazione, bollettino parrocchiale, locandine, incontri di genitori, ecc.

*          II parroco, con l'aiuto del Consiglio pastorale parrocchiale e i Collaboratori della
Parola, metter
à le premesse per costituire i cenacoli del Vangelo:

1) individuerà / gruppi di abitazioni dove creare i cenacoli del Vangelo: vie, contrade, zone, quartieri; in media si può istituire un centro di ascolto ogni 30-40


famiglie. È meglio, però, partire con pochi Cenacoli del Vangelo e poi moltipllcarli, che partire con troppi e poi doverli chiudere;

2) cercherà le case che possono ospitare i cenacoli del Vangelo; ogni centro do­vrebbe comprendere da 12 a 16 persone; perciò le case ospitanti dovrebbero avere una stanza sufficientemente ampia e di facile accesso per ospitare i gruppi di persone;

3) individuerà tra i fedeli gli adulti che possono fare da animatori-moderatori dei cenacoli del Vangelo; questi dovrebbero essere persone già abituate a riflettere sui problemi di fondo della vita in una prospettiva cristiana.

*           Nell'organizzazione dei Cenacoli del Vangelo è opportuno avere alcune at-
tenzioni preliminari:

1) Invitare giovani e adulti. E bene che ai Cenacoli del Vangelo partecipino non solo i genitori, ma anche i figli; non solo gli adulti, ma anche i giovani. E ciò è necessario per ristabilire la comunicazione tra le diverse generazioni; la comunicazione tra persone di età e di esperienze diverse è arricchente per tutti e permette la crescita della comunità.

2) Invitare vicini e «lontani». La partecipazione delle famiglie alle riunioni dei Cenacoli del Vangelo avvenga con la maggiore naturalezza possibile, senza forzare nessuno. Le porte devono essere aperte a tutti, con tanta amicizia umana e con tanta carità cristiana. Siano invitate tutte le famiglie vicine senza fare differenze. È opportuno che le persone e le famiglie invitate abitino vicino le une alle altre. Questo faciliterà la partecipazione alla riunione, ma favorirà anche una vita più fraterna e comunitaria. Così il centro di ascolto si orienterà già dall'inizio a diventare una «piccola comunità ecclesiale».

Verso coloro che vengono abitualmente detti «lontani» si raccomanda la vi­cinanza, la condivisione, il dialogo rispettoso e aperto, come necessaria preparazione all'evangelizzazione. Si preparino animatori laici, capaci di «tradurre i valori evangelici in piena umanità e di parlare evangelicamente attraverso la gratuità delle vicinanze».

3) Incominciare dagli ambienti più disponibili. È consigliabile incominciare a organizzare i Cenacoli del Vangelo nelle zone della parrocchia dove è più facile realizzarli, dove le persone sono più predisposte e disponibili a riunirsi, dove esiste già una certa convivialità tra alcune famiglie vicine; poi sì può organizzarli anche dove è più difficile.

È bene incominciare anche dai luoghi più strategici, cioè da quei nuclei che poi possono influenzare di più gli altri nuclei. Per fare una buona scelta conviene osservare quali sono i punti di normale riunione della gente, quali sono i poli di attrazione della gente. Non è bene scegliere solo un punto di periferia, oppure, solo di centro, ma fare in modo che in luoghi diversi si possa partire, per avere così diverse esperienze.


DAL DOCUMENTO DELL' UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE - SETTORE APOSTOLATO BIBLICO, L'APOSTOLATO BIBLICO NELLE COMUNITÀ' ECCLESIALI - ORIENTAMENTI OPERATIVI, ROMA 2005

17. BIBBIA E MISSIONI POPOLARI

a- Le Missioni popolari(=MP) sono una ricca e preziosa eredità storica di servizio alla fede del popolo. Dopo il Vaticano II, in Catechesi Tradendae, Giovanni Paolo II chiese che le MP venissero aperte ad un rinnovamento periodico e vigoroso. E nel medesimo contesto invitava i circoli biblici a far vivere la parola di Dio (n. 47). Da allora le MP sono chiamate ad aggiornarsi proponendo una predicazione di forte intonazione biblica. Ma con l'evolversi della situazione, che vede paesi di antica tradizione cristiana perdere il senso vivo della fede, e numerosi fedeli non riconoscersi più come membri della chiesa, conducendo un'esistenza lontana da Cristo e dal suo Vangelo (cf Redemptoris M/ss/o, n. 33), le MP tendono a diventare permanenti. In tal modo la Chiesa locale è chiamata a farsi, nel medesimo tempo, soggetto e oggetto di missione, coinvolgendo e valorizzando i suoi laici migliori, opportunamente preparati.

b- L'uso della Bibbia nelle MP ha per obiettivo globale quello di risvegliare la fede delle popolazioni già cristiane, riproponendo loro l'annuncio delle più elementari verità di fede tramite l'incontro con il Libro Sacro, sia attraverso una predicazione biblica sia mediante la lettura della bibbia fatta nei gruppi di ascolto come pure educando all'uso personale, quotidiano della Parola di Dio.

e- Le MP si strutturano con dei contenuti e degli operatori , in continuo riferimento alla Sacra Scrittura

* Gli attori della MP sono diversificati nelle persone e nei ruoli. I predicatori ed i laici sono chiamati ad agire ciascuno secondo il proprio carisma ed in momenti diversi. Ai predicatori è destinato il momento dell'annuncio straordinario, nelle chiese o in luoghi adatti, ma in tempi solitamente ristretti (da una settimana a un mese circa); ai laici viene riservato il compito di rendere permanente tale annuncio, facendolo risuonare nelle case o nei cosiddetti "gruppi di ascolto". Ovviamente, l'aspetto più innovativo riguarda il coinvolgimento laicale.

* Coinvolgimento laicale. Giovanni Paolo II, esortando i cristiani a nutrirsi della Parola, « per essere servi della Parola », rinnova l'appello alla nuova evangelizzazione nella convinzione che una nuova missionarietà " non potrà essere demandata ad una porzione di specialisti, ma dovrà coinvolgere la responsabilità di tutti i membri del popolo di Dio" (Novo Millennio Ineunte (NMI) n. 40). I Vescovi italiani, inoltre, nel programma decennale di questo inizio millennio, scrivono: « Insieme con i religiosi abbiamo bisogno di laici che siano disposti ad assumersi dei ministeri con fisionomia missionaria in tutti i campi della pastorale...Diventando cioè catechisti, animatori, responsabili di "gruppi di ascolto" nelle case, visitatori delle famiglie...» (GEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 62).


* Laici in missione con la Bibbia. La recente celebrazione del Giubileo ha visto rinnovare in tante comunità ecclesiali le MP, valorizzando i cosiddetti "gruppi di ascolto della Parola" condotti da laici animatori. Altre proposte tendono a coinvolgere i fedeli facendone dei missionari "porta a porta". In entrambi i casi si raggiunge un numero di persone maggiore di quante non riuscirebbero ad accostare i missionari sacerdoti e religiosi.

* Ovviamente, queste esperienze vanno portate avanti secondo un certo metodo adeguato al servizio. Non devono rimanere isolate, ma vanno opportunamente maturate con un'attività continua e sistematica, che sappia infondere nelle comunità ecclesiali la consapevolezza di quanto la dimensione missionaria sia fondamentale nella vita del cristiano. Occorre, inoltre, evitare che l'azione missionaria si risolva in una sorta di proselitismo aggressivo, ma che, al contrario, diventi opportunità offerta a tutti di incontrare il Salvatore e di coltivare « l'assiduo contatto personale e comunitario, con la Bibbia, diffondendone il testo, promuovendone la conoscenza, anche in incontri e gruppi biblici, sostenendone una lettura sapienziale, aiutando a pregare con la Bibbia soprattutto nelle famiglie » (A/M/, n49).

d-        In fase operativa , occorre anzitutto  ribadire che l'opera dei laici nei gruppi di ascolto va supportata da una formazione che sia biblicamente ricca e valida.

* Non vanno infatti sottaciute le difficoltà ed i rischi di una MP biblicamente strutturata , date dalla mancata preparazione degli animatori e alla scarsa conoscenza di tanti fedeli nei confronti delle Sacre Scritture. Ma anche di fronte a queste innegabili difficoltà, viene in aiuto una pagina autorevole della Pontificia Commissione Biblica: «I rischi di deviazione non possono costituire un' obiezione valida contro l'adempimento di un compito necessario, quello di far pervenire il messaggio della Bibbia fino alle orecchie ed al cuore delle nostre generazioni» (L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa, IV A 3).

* Quindi i laici, prima di essere mandati come missionari, debbono almeno saper comprendere sufficientemente la Parola che annunciano. E saperla comunicare in misura collaudata Per questo, appare assai utile la creazione di apposite scuole per animatori e visitatori delle MP

* Questi poi vanno sostenuti dai presbiteri lungo tutto il periodo della MP, ed anche dopo di essa, con l'intento di continuare il servizio della Parola nelle famiglie e centri di ascolto.

A questo scopo le diocesi devono fornire alle singole parrocchie quanto è necessario, sia di persone preparate sia di sussidi e strumenti. Nulla va lasciato al caso

* Alla luce delle grandi assemblee del popolo di Dio, nutrito e confortato dall'ascolto della S.Scrittura (cfr Neem 8) , si avrà cura che questo avvenga in certi avvenimenti religiosi popolari, quali i pellegrinaggi, le processioni, le visite ai santuari, raduni per speciali commemorazioni religiose ecc. Ciò favorisce una corretta esperienza spirituale e garantisce ai cristiani la benedizione e consolazione della Parola di Dio.


18. GRUPPI BIBLICI O DI ASCOLTO

a- Tra le iniziative popolari per l'iniziazione e l'ascolto della S. Scrittura figura quella dei "gruppi biblici" (GEI, La Bibbia nella vita cristiana , 1995, n.32). Sono oggi tra le vie di gran lunga più praticate perché sembrano rispondere meglio a certe esigenze dei semplici fedeli nella conoscenza del Libro Sacro , mantenendo insieme una buona interazione fra le persone. Si trovano praticamente in ogni diocesi, in numeri talvolta assai grandi . Tutto ciò richiede una particolare attenzione pastorale che favorisca un valido incontro ed eviti i rischi insiti in gruppi di siffatta natura .

b- Va anzitutto tenuto presente il loro scopo : è di "aiutare i fedeli a conoscere e leggere personalmente e in gruppo la Bibbia, nel rispetto della sua identità teologica e storica; favorire l'incontro diretto dei fedeli con la parola di Dio scritta, in modo da saper ascoltare, pregare, attualizzare e attuare la Parola nella vita quotidiana; abilitare ad alcune forme di condivisione biblica; rendere idonei i ministri della Parola e altri animatori a sapere iniziare i fedeli alla Bibbia" ( GEI, La Bibbia, n.21).

e- / gruppi biblici assumono oggi forme assai diversificate. In termini pratici possono essere ripartiti in due forme maggiori: gruppi che danno la prevalenza all'aspetto scientifico-scolastico (attenzione al testo nel suo contesto storico-letterario originale) oppure all'aspetto esistenziale-attualizzante: con la prima modalità conviene parlare di "corsi biblici "; con la seconda invece, di solito si parla di "gruppi d'ascolto popolari" o "gruppi del Vangelo", o 'circoli biblici"...

Questi, senza ignorare l'aspetto scolastico, tendono a una lettura che risponda soprattutto alle domande attuali, ai problemi delle singole persone o del gruppo. Sia il primo che il secondo tipo di gruppi biblici non ignorano la necessità della preghiera e della meditazione, ma il secondo la accentua, sia pure in varie forme, spesso con qualche forma di "Lectio Divina".

d-. Trattandosi di "gruppi", diventa opportuno rispettare alcune indicazioni. E' bene suscitare la nascita di tali gruppi come modo efficace di far accostare la gente alla Scrittura. Possono essere formati per categorie ( ragazzi, giovani, di adulti) o misti ( gruppi familiari). Ogni gruppo biblico deve poter sorgere da un invito esplicito da parte della comunità, o almeno riconosciuto da essa , per evitare forme chiuse ed autoreferenziali. Vi è necessità di disporre di una sede di incontro ( negli edifici parrocchiali, ma anche e di più nelle case ). Come pure va assicurato un programma bene articolato e non rigido, valorizzando i tempi forti dell'anno liturgico: E' indispensabile un animatore sufficientemente esperto nella Bibbia e nella dinamica di gruppo. Con queste avvertenze tali gruppi possono durare nel tempo, portando frutti di familiarità con la Parola di Dio e dunque incrementando la spiritualità, I' ascolto e dialogo, la carità, lo slancio missionario (BIBBIA E MISSIONI POPOLARI, n. 17)

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19. GIORNATA , SETTIMANA, MESE DELLA BIBBIA

a- Alla "attuazione di settimane bibliche" accenna la Nota della GEI, La Bibbia nella vita della Chiesa , 1995, n. 32, ponendole tra le varie possibili iniziative per diffondere la Bibbia tra il popolo. Oltre la settimana si possono ipotizzare anche singole e isolate giornate, mesi o addirittura anni biblici. Ovviamente con contenuti diversi e differenti organizzazioni: parrocchiali, cittadine, diocesane ecc.

b- Lasciando qui da parte l'ipotesi di un anno della Bibbia, assumibile piuttosto a livello di chiesa di un intero paese o regione, data la sua complessità, le giornate, le settimane o il mese della Bibbia mirano a vari ed utili obiettivi: suscitare interesse o almeno attenzione alla Scrittura , magari attraverso una pubblicità di sussidi biblici; rispondere a proselitismi biblici di altri movimenti cristiani e non cristiani; avviare corsi o gruppi biblici popolari di preghiera, di ascolto e di studio. Evidentemente l'ultimo obiettivo è il più rilevante.

e- Come organizzare tali giornate o settimane o mesi? Molto dipenderà dalle mete prescelte, dalle situazioni locali e dalla disponibilità di personale adatto. La maniera più semplice e facile è la Giornata della Bibbia ( o della Parola di Dio, o del Vangelo), che può essere una Domenica della Bibbia (dal sabato sera alla domenica sera), da ripetersi annualmente. A questo proposito i Vescovi italiani hanno suggerito la domenica di gennaio che segue l'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani. Comprende la celebrazione della Messa specificamente orientata a cogliere la grazia della Parola di Dio tramite la Liturgia della Parola. A ciò si accompagnano altre iniziative bibliche di taglio culturale ( una trasmissione biblica, una conferenza, una mostra), una rivendita di libri e materiale biblico, una celebrazione apposita della Parola per la consegna (traditio) della Bibbia con un piano di lettura personale programmata ed infine non può mancare l'invito esplicito alla comunità dei fedeli di costituire un gruppo biblico o gruppo di ascolto .

d- Un' esperienza che si sta molto diffondendo è la distribuzione del vangelo dell'anno, aiutando i fedeli a confrontarsi con esso attraverso itinerari di lettura programmati. Ciò richiede note esegetiche essenziali capaci di mettere in luce l'insegnamento di Gesù, stimoli per l'attualizzazione, indicazioni di preghiera, connessione con la celebrazione del Giorno del Signore e ovviamente una suddivisione di parti in relazione all'anno liturgico.

20. UNA FIGURA MINISTERIALE

a- Lungo la storia della salvezza Dio si è avvalso di uomini e donne concrete attraverso i quali ci ha fatto giungere la sua Parola. Così, oggi la Chiesa ha ancora bisogno di uomini e donne che si facciano promotori della conoscenza e dell'ascolto della Parola di Dio. Tali sono , in primo luogo, i presbiteri nella catechesi, nella liturgia

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e nella formazione degli operatori pastorali. Ma si fa strada oggi sempre di più un servizio laicale per far giungere la Parola di Dio, soprattutto nei piccoli gruppi e nelle case: quello dell'animatore biblico. Alla pari con catechisti, lettori, testimoni della carità, egli arricchisce con i suoi doni la comunità promovendone efficacemente la sua relazione con la Parola di Dio.

b- L'animatore biblico, che qui consideriamo, è un/a laica, preparato/a sulla Sacra Scrittura, che offre alla propria comunità il suo carisma umano e cristiano allo scopo di diffondere tra il popolo la lettura, l'ascolto e la pratica della Parola di Dio, attraverso un servizio svolto nei piccoli gruppi e nelle varie situazioni pastorali. Per rispondere alla sua vocazione, l'animatore biblico si qualifica:

come compagno di viaggio: accompagna i credenti o coloro che sono sulla soglia ad accostarsi al testo biblico, facendosi lui stesso, con la sua testimonianza, appello e presenza di Dio presso l'uomo di oggi:

- come testimone della Parola: egli stesso l'ha scoperta e da essa trae sostegno per la propria esistenza, meditandola e assimilandola, per poterla poi annunciare in modo credibile e significativo;

- come mediatore della Parola: si fa ermeneuta e profeta di essa, interpretandola alla luce della vita quotidiana e mediando il prezioso lavoro degli esegeti nel portare ai nostri contemporanei il messaggio di Dio, in sintonia con la chiesa di tutti i tempi e di tutte le regioni;

- come animatore: discreto e illuminante, egli promuove un processo graduale di formazione, in stretto rapporto con la vocazione di ogni credente;

- come costruttore di comunione: inserito vitalmente nella comunità ecclesiale, è capace di tessere rapporti di dialogo e valorizzare il ruolo e il contributo di tutti alla crescita della comunione nella chiesa.

21. GLI OBIETTIVI DELL'ANIMAZIONE BIBLICA

Sono espressi   al n.21 della citata   Nota GEI ,   La Bibbia nella vita cristiana , 1995:

"-   Aiutare i fedeli a conoscere e leggere personalmente e in gruppo la Bibbia, nel rispetto della sua identità teologica e storica;

- favorire l'incontro diretto dei fedeli con la parola di Dio scritta, in modo da saper ascoltare, pregare, attualizzare e attuare la Parola nella vita quotidiana;

- abilitare ad alcune forme di condivisione biblica, come avviene nei gruppi biblici"

Ambiti di servizio sono: innanzitutto la celebrazione liturgici; itinerari di iniziazione cristiana, itinerari per i fidanzati, per i genitori, per gli adulti; l'intervento nelle diverse opportunità di vita e di feste che la comunità vive. Opera degli animatori sono le "Giornate o settimane bibliche", la 'domenica' annuale della Parola del Signore, corsi di educazione del popolo di Dio alla lettura della Bibbia, gruppi di ascolto, missioni bibliche popolari, mostre sul mondo della Bibbia-


L'animatore biblico dovrà lavorare soprattutto perché si diffonda sempre più la "/.ect/o Divina" fatta personalmente, nelle famiglie e nei gruppi.

22. LE COMPETENZE EDUCATIVE E BIBLICHE DELL'ANIMATORE

a- Per svolgere un servizio autentico nella chiesa non bastano la generosità e la santità personale, anche se sono il punto di partenza. Occorre che gli animatori acquisiscano attraverso la formazione e l'esperienza, a poco a poco, la capacità di coinvolgere tutti nell'ascolto della Parola, rispettando i tempi di maturazione di ciascuno, ma anche spingendo a buttarsi, a compromettersi, a parlare e a raccontare... Per questo devono imparare l'umiltà: essi non possiedono la verità da insegnare agli altri: "Uno solo è il nostro Maestro, il Cristo... Una sola è la verità: il Cristo" ( cfr Mt 23, 10). Sanno porre le domande giuste, riescono a dare la parola a tutti, senza mortificare quanti non hanno capacità ad esprimersi o a capire, sanno aspettare con fiducia il momento opportuno per precisare o per correggere le espressioni troppo ardite. Sanno parlare alla mente, ma anche al cuore. Evitano i discorsi troppo difficili, spiegando sempre le parole nuove o le espressioni tipiche che si incontrano nella lettura del testo, senza che nessuno si senta inadatto o tagliato fuori per il tono troppo elevato della riflessioni.

b- Nella conduzione dei gruppi biblici gli animatori sanno sfruttare tutte le risorse della moderna psicologia e pedagogia per formare e far crescere il gruppo: imparano a capire come tessere la rete di relazioni nel gruppo, distribuendo fra tutti le diverse responsabilità e coinvolgendo tutti nel lavoro, ognuno per quello che può dare agli altri. Nel gruppo il loro atteggiamento sarà sempre positivo, senza mai rifiutare i consigli di nessuno, senza trattare male chi interviene in maniera imprecisa o errata, senza far pesare le incompetenze e le difficoltà di relazione di alcune persone. Anzi, ognuno deve sentirsi valorizzato, incoraggiato, gratificato.

e- Gli animatori si fanno esperti delle dinamiche del gruppo; conoscono le tecniche per alleggerire i momenti di tensione nel gruppo, i momenti di stanchezza nella ricerca, sono formati a comunicare in maniera efficace e coinvolgente. Anche la capacità di esprimere il messaggio biblico nella cultura del nostro tempo è un comportamento da acquisire: oggi non possiamo più proporre oggi interpretazioni ingenue e semplicistiche,

d- Dal punto di vista biblico e teologico gli animatori hanno bisogno di acquisire una competenza particolare: non solo esegetica, ma anche pastorale. Esistono norme precise di competenza che gli animatori non possono ignorare: le norme ci vengono ricordate dal documento della GEI, La Bibbia nella vita cristiana, n. 17:" * Ricercare con attenzione il senso letterale od aggettivo del testo sacro; in ciò diventa indispensabile l'uso del metodo storico-critico, integrato opportunamente con altri metodi, mentre va decisamente scartata la lettura fondamentalista e ogni altri approccio puramente soggettivo;

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* Prestare attenzione al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura (confrontando un brano con altri testi della Bibbia) e dunque al mistero di Cristo e della Chiesa;

* Leggere le Scritture nella tradizione vivente di tutta la Chiesa;

* Essere attenti all'analogia della fede, ossia alla coesione delle verità della fede tra loro nella totalità del progetto della divina rivelazione;

* Realizzare il processo di inculturazione e di attualizzazione, grazie al quale la parola di Dio risuona come parola per roggi".

23. LA FUNZIONE DEGLI ANIMATORI BIBLICI NELLA COMUNITÀ CRISTIANA

a- II compito particolare e necessario ad ogni comunità, svolto dagli animatori ,sarà esercitato soprattutto tramite i gruppi biblici: essi sono lo strumento essenziale per consegnare la Bibbia al popolo, nella comunità. Non sono gruppi specializzati o circoli privati in cui si discute sulla Parola di Dio: nati da una "missione biblica" o come "gruppi di ascolto" o da altre esperienze, essi devono aiutare il popolo a mettersi a contatto con il testo, a leggerlo anche in famiglia, ad attuarlo nella vita dei partecipanti. Compito degli animatori nel gruppo biblico è far risuonare la Parola nell'oggi della situazione concreta, ponendo attenzione all'ambiente e alla cultura della pagina accostata, spiegandone il senso letterale e la collocazione nella storia della salvezza, in sintonia con la fede della Chiesa, accogliendo nella preghiera i suggerimenti dello Spirito al fine di cambiare la vita. Strumento privilegiato di ascolto della Parola sarà la Lectio Divina ( n. 18).

b- La funzione degli animatori biblici non si esaurisce nel gruppo, ma - in stretta collaborazione con i presbiteri- si dilata aW'intera comunità parrocchiale o dell'unità pastorale. Nel loro servizio o ecclesiale essi sono chiamati a generare comunione ecclesiale, stimolare il senso di servizio e di carità, muovere alla competenza esegetica e comunicativa, spingere a "Imparare la sublime scienza di Gesù Cristo" (FU 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture; quest'ultima deve essere accompagnata dalla preghiera affinchè possa svolgersi il colloquio fra Dio e l'uomo" (DV, n. 25). Nella prospettiva della corresponsabilità, gli animatori spingeranno dunque la comunità cristiana a fare riferimento alle Scritture in tutti i momenti della sua vita: nelle riunioni dei gruppi, negli itinerari educativi, nelle pratiche di pietà popolare e nella liturgia, nelle giornate di ritiro e nella diffusione capillare di ogni altra iniziativa biblica, da offrire periodicamente al popolo di Dio per sensibilizzarlo alla sua Parola .

e- Infine, la funzione degli animatori si estende anche al territorio della Diocesi: in comunione con i pastori responsabili, svolgeranno il loro apostolato biblico, avvalendosi delle occasioni formative proposte dagli Uffici catechistici (settore Apostolato Biblico), lavorando con gli altri animatori pastorali ai progetti diocesani. Essi saranno dunque diffusori delle iniziative diocesane e degli orientamenti del Vescovo, rendendosi disponibili, insieme con i biblisti della Diocesi, ad un servizio della Parola che ha come scopo supremo l'incontro sempre più desiderato dei fedeli con il Dio di Gesù Cristo.

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24. LA FORMAZIONE DEGLI ANIMATORI BIBLICI

"Esigenze pastorali tanto elevate richiedono uno specifico impegno dagli operatori o animatori biblici e una specifica attenzione alla loro formazione...fa parte del cammino di formazione e di vita spirituale ed ecclesiale degli operatori e dei ministri della Parola un approfondimento regolare e organico della Parola di Dio scritta" (La Bibbia nella vita della Chiesa, 36). Occorre che gli animatori fondino il loro servizio su un proprio itinerario spirituale e formativo di ascolto e studio della Bibbia.

a- Sarà loro proposto un solido cammino formativo allo scopo di abilitarli a guidare un gruppo e a trasmettere la Parola di Dio, nel contesto pastorale delle comunità di oggi. Il cammino formativo, che sarà utilmente accompagnato da biblisti e pastoralisti della diocesi, comprende un approfondito esame delle dimensioni della Parola di Dio per i credenti ( rapporto rivelazione-ispirazione; Bibbia-Parola di Dio; AT-NT...) ; la capacità di guidare un incontro sulla Parola con tutti i suoi passaggi (dal testo alla vita e alla preghiera); competenza nell'elaborare itinerari appropriati al gruppo in cui svolgono il servizio. La formazione degli animatori biblici non deve essere approssimativa né basata soltanto sul carisma personale, ma essere strutturata, a livello diocesano o zonale, per offrire strumenti degni della Parola da annunciare.

b- II servizio che gli animatori svolgono nel gruppo o nella parrocchia li impegna in una formazione permanente, mediante l'aggiornamento con la lettura e la consultazione di riviste bibliche e di studi recenti, con la frequentazione di giornate per gli animatori, di settimane bibliche proposte a livello nazionale. Non deve mai mancare in loro stessi lo stimolo ad aggiornarsi, a formarsi, a progredire nella conoscenza delle Sacre Scritture.

e- Quanto ai presbiteri, non si tralascerà , fin dagli anni del seminario, di promuovere la passione per la Sacra Scrittura e quindi la formazione circa l'uso del Libro Sacro tra la gente . Lungo tutto l'esercizio del ministero si proseguirà con continuità nell'aggiornamento, offrendo opportune occasioni. Altrettanto si dovrà fare nel cammino di formazione dei diaconi e dei lettori.

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Bibliografia

BARBIERI G., Mandati ad annunciare. Sussidio per gli animatori dei Gruppi di ascolto, Elle Di Ci, Leumann-Torino 1998.

DIOCESI DI PADOVA, / cenacoli del Vangelo. Sussidio pastorale, Ufficio Catechistico Diocesano, Padova 1993

LEORATO M., Per una parrocchia decentrata. I cenacoli del Vangelo, Parrocchia S. Marco Ev. di Creazzo, Vicenza 1989, s.e.

SCABINI P. (a cura di), Catechesi per cristiani adulti. Proposte ed esperienze, Ed. Paoline, Roma 1987.

SCABINI P.       Cristo nella vita della famiglia, Ed. Paoline, Milano 1992.

SORAVITO L, Catechesi degli adulti come riscoperta della fede: i

cenacoli del Vangelo, in: ALBERICH E. - BINZ A., Forme e modelli di catechesi con adulti, Elle Di Ci, Leumann-Torino 1995, 55-75.

UFFICIO CATECHISTICO DIOCESANO, "Chi ha sete venga". Schede per i centri di ascolto, Elle Di Ci, Leumann-Torino 1995.

 

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Orari Sante Messe

Sant'Alberto Magno

Feriali: Ore 8,00 e 18,00 (non si celebra la Messa serale di Mercoledì e Giovedì)


Sabato:  Ore 8,00 e 19,00


Domenica: Ore 8,00 - 11,00 - 19,00
Santa Maria di Nazareth


Feriali:   Mercoledì e Sabato Ore 17,30

Domenica: Ore   9,30

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